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BABY CAMPIONESSA AL RACCHETTI DA VINCI

PER QUELLI CHE “I GIOVANI D’OGGI SONO TUTTI PIGRI E SFATICATI” ECCO A VOI SONIA INZOLI, CAMPIONESSA MONDIALE DI KARATE A SOLI 15 ANNI

In un giorno come tanti, in una classe del liceo scientifico “Racchetti – da Vinci” in occasione di un’intervista, ho avuto la possibilità di incontrare uno dei tanti talenti sportivi della nostra scuola, Sonia Inzoli.

Apparentemente una 15enne carina e simpatica che frequenta la 2B scientifico, ma in realtà la prima classificata ai Mondiali di Karate nella categoria Cadetti nella specialità del Kata.

Dall’appassionante chiacchierata con Sonia, tra una risata e l’altra, sono emersi la sua infanzia energica, il suo amore per lo sport e i suoi sogni. Ecco le sue emozionanti parole.

Ciao Sonia, parlaci di te. La tua infanzia a Trescore Cremasco e il primo approccio con il Karate.

In realtà ho iniziato Karate per caso. Durante una lezione di ginnastica a scuola, quando avevo 9 anni, venne un insegnante di Karate e ci presentò questo sport facendoci fare una lezione di prova. Decisi di provare a iscrivermi e, da quando ho iniziato, non ho più smesso. Ormai sono ben sette anni che il Karate è parte della mia vita.

E oggi che cintura sei? In che stile?

Nera, primo Dan. Pratico stile Kata Shito Ryu

Interessante, ti andrebbe di parlarci del tuo stile?

Certo, il Kata è un’interpretazione immaginaria di un combattimento e si divide in diversi stili, differenziati tra loro per le tecniche usate. Lo stile che pratico io è quello un po’ più femminile ed elegante.

E la passione per questo sport come è nata? Qual è la cosa che tu veramente ami di questo sport?

Più di tutto ne amo l’individualità. Non voglio togliere nulla agli sport di squadra, però le soddisfazioni che ricevo dal Karate sono uniche e grandissime. Io vivo questo sport come una lotta contro me stessa. Nella vita, come nel Karate, trovi ogni giorno degli ostacoli e delle difficoltà e il bello è proprio andare avanti nonostante tutto. 

Come hai reagito quando da semplice sport praticato nel tempo libero, il Karate è diventato così importante per te, tanto da portarti a girare il mondo?

È stato molto bello il mio percorso. Ho iniziato relativamente da poco a fare delle gare che mi hanno portato a spostarmi, ed inizialmente ero insicura. Voglio dire, sono infinite le soddisfazioni, però sono anche tanti i sacrifici. 

Sonia, 15 anni e campionessa mondiale. Che cosa si prova? Quando ti guardi indietro e vedi questo enorme risultato come ti senti?

È una delle mie prime grandi vittorie, spero ce ne siano altre. Sono fiera di aver raggiunto questo punto dopo tutti i sacrifici, però mi sento una persona normale, non mi credo importante per la vittoria, sono solo immensamente felice.

A proposito delle gare. Hai qualche rituale pre o post gara? Qualche portafortuna?

Nessun portafortuna perché non sono scaramantica. Però tendo a svegliarmi con l’obbiettivo in mente, perché, se mi distraggo un secondo, rischio di non riuscire più ad affrontare la competizione con la carica necessaria.

Ora vorrei invece chiederti della tua famiglia. Come vivono questa situazione?

Penso che ne siano felici. Non è solo una mia soddisfazione, ma anche una loro, dal momento che ci hanno investito tempo e denaro.

Mamma e papà vengono a vederti alle gare o preferisci essere sola nel momento di massima tensione? 

Dipende, a volte sono venuti con me, altre no. Quando sono in pedana mi dimentico di ciò che ho intorno e mi accorgo poco di chi mi guarda.

Prima hai parlato dei sacrifici che questo sport comporta. Come fai, quindi, a congiungere gli interessi tipici da adolescente – quali vedere gli amici, andare ai concerti o in discoteca – con gli impegni scolastici e le ore di allenamento?

Non è facile. A volte devo rinunciare ai sabati sera con gli amici, specialmente perché spesso sono in trasferta. Per quanto riguarda la scuola, per ora va tutto bene, non trovo problemi. Quando torno a casa prima di tutto studio e mi concentro sui compiti, poi vado ad allenarmi. Mi alleno tutti i giorni ed è tosto, però per ora riesco a congiungere ogni cosa. 

Parliamo ora della scuola. Tu frequenti il liceo scientifico, dimmi Sonia, come mai hai scelto questo indirizzo?

Ho fatto questa scelta principalmente perché la mia materia preferita è matematica. Inoltre, non sapendo esattamente se questo sport continuerà a far parte così intensamente della mia vita, ho pensato che questo indirizzo avrebbe potuto darmi molte opportunità per il futuro.

Lo scientifico è un indirizzo impegnativo. Come riesci a conciliare studio, allenamenti e gare? So che esistono gli studenti-atleta di alto livello che hanno un “contratto” speciale con la scuola (un PFP, cioè un Progetto Formativo Personalizzato promosso dal MIUR), che vede salvaguardati i loro interessi e le loro necessità. Fai parte anche tu di questo tipo di progetto?

Anche io ho faccio parte di questo progetto. Gli insegnanti mi vengono incontro, fornendomi il materiale da studiare quando sono assente per impegni sportivi e dandomi il tempo di recuperare al ritorno da una gara. Però cerco di non sfruttare questa situazione. Non voglio favoritismi.

E per quanto riguarda i tuoi progetti per il futuro, hai già le idee chiare o è tutto un forse?

È tutto un forse. Bisogna vedere se riuscirò a entrare in Polizia o nei Carabinieri sfruttando le abilità e la preparazione sportiva. Il mio sogno, come penso quello di tutti gli sportivi, sarebbe quello di fare una carriera nella mia disciplina. Credo che però, se non riuscissi in questo progetto, andrei avanti a studiare altro. Non so ancora in cosa, ma voglio proseguire gli studi.

Ti auguro assolutamente di riuscire a realizzarlo. Siamo quasi giunti alla fine della nostra intervista e, dal momento che in questi anni ci saranno state sicuramente tante emozioni, c’è qualche aneddoto divertente o qualche momento che ha lasciato il segno che vorresti condividere con noi?

Certo, credo di poter dire con certezza che questo Mondiale sia stato unico e indimenticabile. Non lo ho iniziato al meglio perché ho rischiato di uscire al primo turno. Però ad un certo punto, in modo quasi inspiegabile e surreale sono riuscita a stravolgere me stessa. Mi sono imposta di dover fare il meglio e mi sono detta che altrimenti avrei rimpianto quel momento per sempre. Se non ce l’avessi fatta, oggi non sarei qui a raccontarti tutto questo. Ricordo che la mia maestra cercava di incoraggiarmi e tranquillizzarmi, però io ero convinta di farcela, me lo sentivo. E così è stato.

Un racconto davvero emozionante. Grazie Sonia per questa intervista. Ti auguriamo tutti il meglio.

Grazie a te! Alla prossima.

Valentina Brigo 4F linguistico
14 dicembre 2019