JOKER: DISTOPIA DAL RISO AMARO

Il 3 ottobre 2019 è uscito in tutte le sale italiane Joker, film diretto da Todd Philips, che vede come protagonista Arthur Fleck, interpretato dal celebre attore statunitense Joaquin Phoenix, e la sua trasformazione in Joker, villain dei fumetti della DC Comics creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson. 

Il film, tuttavia, non si limita solo a narrare il cambiamento graduale del suo protagonista in un criminale sociopatico, ma intende anche sottolineare tematiche importanti e attuali, tra le quali i disturbi mentali, sottovalutati nella società odierna, e i movimenti socio-politici popolari contro l’élite e il suo abuso di potere. Arthur Fleck, infatti, soffre, oltre che di depressione, anche di un particolare disturbo: improvvisi e incontrollabili attacchi di risate che si manifestano soprattutto nei momenti di forte tensione; per alleviare i suoi disagi, egli non solo assume psicofarmaci, ma si avvale anche di un servizio sociale di ascolto garantito dallo Stato.

In una di queste sedute, Arthur mostra all’assistente sociale il suo diario in cui annota pensieri personali e barzellette, in quanto spera un giorno di diventare un celebre comico. Tra le tante scritte, ne troviamo una di particolare rilievo: «La peggior parte di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che tu ti comporti come se non ne avessi una». 

Nella società attuale, infatti, chi è affetto da disturbi mentali viene socialmente isolato e discriminato: le persone tendono ad avere paura di ciò che non conoscono o che presenta anomalie nei comportamenti etichettati come normali e, di conseguenza, tendono ad evitarlo, portando le persone affette da tali malattie a sentirsi aliene da una società che non sembra appartenere loro e cui non sembrano appartenere.

Interessante caratteristica di questo Joker è che non sceglie le sue vittime in modo casuale, ma la sua pazzia si scaglia contro coloro che hanno assunto nei suoi confronti atteggiamenti dettati da poca gentilezza e scarsa educazione. Ciò vuole sottolineare come la gentilezza e il rispetto verso l’uomo, l’ambiente e le cose in generale vengano sempre di più a mancare nella nostra società, portando situazioni di conflitto e degrado. Non a caso, la trasformazione di Arthur è dettata dall’odio che la società gli ha sempre riservato. Importante, dunque, sarebbe imparare a accettare le nostre diversità culturali, etniche, linguistiche, ma anche di comportamenti e abitudini per raggiungere una situazione di benessere in cui nessun essere vivente provi il malessere di vivere.

Come accennato nell’introduzione, Arthur soffre di depressione. Un argomento non solo da film: la depressione, infatti, fa parte della nostra realtà e viene continuamente sminuita e sottovalutata dalla maggioranza delle persone. 

Nonostante sia difficile comprendere se una persona è affetta da depressione o meno, in quanto si tende a mascherare i suoi sintomi e effetti, è molto probabile che tale persona chieda aiuto. Nel film, infatti, vediamo come Arthur sia cosciente dei suoi disturbi e cerchi di chiedere aiuto, un aiuto prima negato dal servizio sociale in quanto, per una serie di tagli di fondi, fallisce, e poi dalle persone che lo circondano come la madre o la vicina di casa. 

Sarebbe utile dunque cercare di supportare le persone che spesso sono sole e che vengono isolate in classe o in altri luoghi pubblici. 

In mancanza di questo aiuto, infatti, una persona può arrivare anche a compiere gesti estremi come il suicidio o, nel caso di Arthur, l’omicidio. 

La figura del Joker, infatti, non è una figura del tutto inverosimile: è vero, nella nostra realtà non troviamo alcun uomo vestito da clown che commette omicidi, ma sicuramente esistono persone che commettono atti simili per le stesse motivazioni che hanno portato Arthur a essere uno spietato criminale. 

Non a caso, il film vuole anche essere una denuncia contro le sparatorie così frequenti nelle scuole, principalmente statunitensi, ad opera di ragazzini che magari volevano vendicarsi degli atti di bullismo subiti.

Altra tematica importante presentata nel film è il movimento politico-sociale creato, erroneamente, da Arthur contro l’élite rappresentata nella storia da Thomas Wayne, uomo ricco e potente, che si è candidato a sindaco di Gotham City. Thomas Wayne, infatti, rappresenta la tipica figura del demagogo (dal greco δημσ ”popolo” e da αγω “condurre”), cioè colui che, avvalendosi di false promesse in linea con ciò che il popolo vuole sentire, mira appunto a essere eletto. Wayne si afferma come il paladino dei più poveri e disagiati, assicurando loro un aiuto nel caso in cui riesca a diventare sindaco. Nonostante le sue idee fossero state accolte dalla maggioranza della popolazione, una parte cospicua di Gotham City, la più giovane, capite le sue vere intenzioni, si ribella a lui e agli altri membri della classe sociale al potere.

Nella società di oggi, tali figure sono purtroppo presenti nel mondo della politica: false promesse, manipolazione delle masse e ipocrisia sono frequenti in coloro che dovrebbero rappresentarci. 

Come ci insegna anche 1984 di George Orwell, l’unica speranza per liberarci da tali presenze è il popolo. A fine film, possiamo notare come i ribelli abbiano letteralmente messo a ferro e fuoco Gotham City, dimostrando di avere un enorme potere. 

Per concludere, Joker non è solo un film che si limita a narrare la storia di un personaggio fumettistico, ma riflette la nostra società attuale: folle, istintiva e falsa. 

Giorgia Savoia

3A liceo classico