QUANDO LO SPORT DIVENTA INCLUSIONE: LA SQUADRA DI CALCIO PER NON-VEDENTI DELL’A.C. CREMA

A volte, lo sport non è semplice svago, ma può diventare una vera e propria occasione di integrazione. Ne è sicuramente un esempio la squadra di calcio non-vedenti dell’A.C. Crema, che di recente si è laureata campione d’Italia e ha vinto sia la Supercoppa che la Coppa Italia.

Per capire meglio questa realtà abbiamo intervistato Angelo Timpano, studente della 2A liceo classico, che gioca nella squadra come portiere e che, in quanto vedente, ha la responsabilità di guidare i compagni in campo. Ecco quindi l’intervista.

Da quanto giochi nell’A.C. Crema non-vedenti? Cosa ti ha attirato di questa realtà?

“Da circa 2 anni e mezzo. Ero andato al centro San Luigi con l’intenzione di iscrivermi alla squadra di calcio, ma quando ho visto i ragazzi di quella che adesso è la mia squadra allenarsi mi sono interessato e ho deciso di provare questa esperienza. Ciò che mi ha attirato di più è stato sicuramente il loro modo particolare di giocare: seppur non possano vedere hanno grinta da vendere.”

Cosa ti spinge, ogni giorno, a giocare per una squadra così particolare piuttosto che, come tanti tuoi coetanei, per una squadra qualsiasi?

“Onestamente, credo che solo persone diverse e NON INFERIORI rispetto a me possano insegnarmi il valore delle piccole cose della vita e dei piccoli gesti, ed è soprattutto per questo che gioco. In questi 2 anni e mezzo ho imparato moltissimo.”

A livello pratico, qual è la differenza fra le vostre partite e quelle tradizionali?

“Le partite sono molto simili, ma con qualche piccola differenza. Invece di giocare in 11, ad esempio, si gioca in 5: 4 giocatori più il portiere. Il portiere aiuta i giocatori durante la fase difensiva, mentre un ragazzo nella porta avversaria guida la fase offensiva. La palla, quando è in movimento, fa dei rumori particolari per aiutare i ragazzi a controllarla e per facilitarli nel capirne la posizione. La palla può uscire solamente a fondo campo e non lateralmente, e ai lati del campo ci sono delle barriere protettive, per impedire che i ragazzi si facciano male.”

Come portiere, quindi, devi guidare i tuoi compagni. Come ti senti ad avere questa responsabilità?

“Vedere dei ragazzi che si affidano in tutto e per tutto a te è una sensazione fantastica. È una grandissima responsabilità, certo, ma avere questo compito mi porta a legare moltissimo con i miei compagni sia dentro che fuori dal campo. Credo sia qualcosa di indescrivibile, senza aver provato un’esperienza simile è difficile capire cosa si prova.”

Di recente avete vinto un po’ tutto quello che avreste potuto vincere: a marzo lo Scudetto, a giugno la Coppa Italia e adesso anche la Supercoppa. Com’è vivere certe esperienze? Te lo saresti mai aspettato quando hai iniziato a giocare?

“Sapendo già dei successi precedenti dei ragazzi e vedendo poi la grinta con cui giocavano un po’ sì, me lo aspettavo. Ma vincere tutte queste coppe, comunque, è stato fantastico. È stato davvero bello girare per tutta Italia e alla fine vedere i sacrifici personali e del gruppo trasformarsi in vittorie e soddisfazioni. Raggiungere un obiettivo dopo tanti sforzi è sempre una grandissima emozione.”

All’interno della squadra ci sono ragazzi di età e nazionalità diverse, com’è il rapporto tra di voi?

“Il fatto che la squadra sia formata da ragazzi di diverse nazionalità costituisce un grandissimo valore aggiunto. Ognuno infatti può insegnare qualcosa di nuovo agli altri e così si crea un legame fortissimo fra di noi, e questa forse, prima ancora dello Scudetto o della Coppa Italia, è la vittoria più grande che potessimo raggiungere.”

Qual è la cosa che preferisci di più di questo ambiente?

“Poter stare insieme a delle belle persone che possono insegnarti tanto e svolgere allo stesso tempo attività fisica. Giocando con i ragazzi a volte ti si spalanca un nuovo mondo, è davvero fantastico.”

Credi che queste realtà vadano sponsorizzate in maniera diversa?

“La nostra è una realtà ancora molto giovane e poco conosciuta. Per il momento se ne è parlato solamente in articoli di giornale o in alcuni piccoli servizi televisivi, ma credo che bisogni lasciare tempo al tempo. Con il passare degli anni, penso se ne parlerà molto di più.”

Personalmente, come ti ha cambiato questa esperienza?

“Giocare con dei ragazzi che hanno dei veri problemi aiuta moltissimo a comprendere le gioie e le difficoltà reali della vita. Ho iniziato a dare valore anche alle piccole cose, come vedere un film o semplicemente ammirare un paesaggio. Fare un’esperienza simile non significa solamente fare sport, ma crescere personalmente ogni giorno.”

Pietro Tessadori 2A liceo classico

14 dicembre 2019