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Roma, Premio Mazzella: riconoscimento a Sciolti dalle catene

L’anno scorso nella nostra scuola, ad un certo punto, la professoressa Mascheroni, docente di storia e filosofia, ha pensato a un grande progetto per i suoi studenti. Non parliamo solo però di qualcosa di astratto, anzi, la concretezza di questo lavoro è pregnante. Così due classi terze dell’anno scorso (3A classico e 3C scientifico) si sono ritrovate realmente catapultate nell’universo platonico e hanno sperimentato una sorta di filosofia interattiva: uno spettacolo (uno di quelli veri, dove reciti su un palco davanti a delle persone che sono venute lì apposta per vederti e per questo speri di ricordarti tutte le battute e che vada tutto liscio!) sul Mito della Caverna di Platone, che a questo punto possiamo dire di conoscere alla perfezione.

Guardando ora a quei mesi di preparazione, tutti direbbero che, nonostante la fatica ed il grosso lavoro fatto, alla fine sia andato tutto bene. Rientrando nella me stessa di quel periodo, i miei pensieri sicuramente non erano questi: mi chiedevo se sarei stata in grado di recitare quelle poche battute conferendo loro la profondità e l’importanza che la prof. aveva in mente durante la stesura del copione. Il lavoro è stato molto, ma per fortuna non eravamo da soli: la professoressa Mascheroni, infatti, ci ha affiancato un’attrice di teatro bravissima, Rosa Messina, che già avevamo visto all’opera al teatro San Domenico, nello spettacolo Correre per non scappare (su Jesse Owens). È stata una guida schietta, sincera, esigente ed allo stesso tempo clemente nei confronti di ragazzi che non avevamo mai affrontato un palcoscenico seriamente.

Mesi e mesi di studio, di ore rubate allo svago per mettere in piedi recitazione, sceneggiatura e anche balletti, con l’aiuto della coreografa Silvia Ilari. Non c’è stata una sola persona che non si sia cimentata anima e corpo in questo progetto: da noi ragazzi di 3A e 3C, ai musicisti con il coro, condotti magnificamente dal professor Gini, alla professoressa Mascheroni che ha creduto in noi anche quando non eravamo in grado di farlo da soli, a Rosa, e sicuramente anche al Preside che, pur non essendo presente alle prove, si è fidato delle nostre capacità, e che ha poi potuto godere del prodotto finito. E fatemelo dire: quanto siamo stati bravi! Sì, perché ciò che ne è uscito forse non sarà perfetto dal punto di vista teatrale o tecnico, ma non fa nulla perché sono sicura che siamo entrati nel cuore ai nostri spettatori, sono certa che abbiamo saputo smuovere qualcosa in loro; e non è poco.

Sono convinta che l’arte serva a diffondere bellezza, ed è quello che noi abbiamo tentato di fare con il nostro spettacolo. Quando una cosa è così bella, non si può dire: «Fantastico! Ora però basta, pensiamo ad altro». Non si può accantonarla e farla diventare solo un bel ricordo; perciò perché fermarsi? 

L’11 novembre 2019, al Teatro Ghione di Roma, si è tenuta la premiazione per le migliori rappresentazioni teatrali create dai ragazzi della scuola secondaria di primo grado e di secondo grado di tutta l’Italia; concorso a cui noi abbiamo partecipato con il nostro spettacolo.

L’Associazione Culturale Michele Mazzella, conferendo il Premio omonimo, ha espresso il desiderio alla base concorso, e cioè l’intento di valorizzare le scuole che si avvicinano al teatro, sempre più in calo negli ultimi anni. Credo sia giusto soffermarsi un secondo su questo. Sentendo anche i miei compagni, ho capito quanto questo progetto non solo ci ha abbia lavorare e faticare, ma anche quanto ci abbia appassionati, perché eravamo desiderosi di fare bene, eravamo affamati di nuove esperienze e volevamo imbarcarci in qualcosa di così nuovo. Quando vediamo un bello spettacolo teatrale, forse non cogliamo subito il lavoro enorme che c’è dietro: ore e ore a costruire un personaggio e farlo proprio, sceneggiature riviste e riscritte assieme agli attori affinché allo spettatore arrivi tutta l’emozione che si vuole trasmettere, la dizione e la chiarezza nel parlare, che -credetemi – non è una cosa insignificante quando ti trovi in un luogo in cui l’acustica non è delle migliori e non hai un microfono.

Da tutto ciò noi abbiamo ricevuto un’enorme soddisfazione: il liceo “Racchetti – da Vinci” si è classificato in ottava posizione tra più di 600 scuole candidate; a ritirare il premio hanno partecipato quattro degli studenti coinvolti, accompagnati dalla coordinatrice di teatro Rosa e dall’insegnante Maria Gentilia Severgnini.

La professoressa Mascheroni ha fatto molto di più che dare origine a uno spettacolo – cosa comunque apprezzabile – ci ha dato un obiettivo e ha creduto fino in fondo che noi fossimo in grado di portarlo a termine, rendendola e rendendoci fieri del prodotto finito.

Il teatro per noi è stato questo: una possibilità di metterci in gioco e di crescere, collaborando tra di noi e affrontando le difficoltà assieme. E chissà, magari qualcuno ha scoperto la professione che vorrà fare da grande!

Federica Ciliberti 4A liceo classico

14 dicembre 2019