Sopravvivere alle fiamme per tornare a credere nell’amore

In vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre 2019, noi classe 3D del liceo linguistico “Racchetti – da Vinci” di Crema abbiamo partecipato ad un incontro molto toccante e coinvolgente con Valentina Pitzalis e, soprattutto, con la storia impressa sul suo volto, che ha reso tangibile quanto le sue parole di dolore evocavano soltanto.

La donna, sfigurata dall’ex marito, ci ha raccontato la sua vicenda, partendo dall’inizio, dall’innamoramento: tra lei e Manuel scattò la famosa e tanto acclamata “scintilla”, così forte da farli sposare in giovane età. Una storia d’amore perfetta, ma solo apparentemente. Col passare del tempo, infatti, esplose in Manuel una forte gelosia nei confronti di sua moglie, che lei assecondava perché esasperata dai continui litigi. Iniziò a sequestrarle il telefono, a non farla uscire senza di lui, a chiuderla in stanza, ad annullare ogni sua amicizia e ad annientare lei stessa. Con gli anni tutto ciò si intensificò, tanto che Manuel entrò in uno stato confusionale e iniziò a far uso di psicofarmaci e droghe. Valentina, alla quale sembrava di essere molto innamorata nonostante tutto, dimentica del fatto che nessun amore è possibile senza rispetto e libertà, gli rimase accanto e perdonò incautamente molti suoi sbagli. Si lasciarono un paio di volte, ma lei tornava sempre da lui e lui da lei. Un’ossessione che faceva male ad entrambi, ma senza la quale i due sembravano non poter stare. Tuttavia, giunse il giorno in cui Valentina, esausta, decise di troncare questa relazione malsana, se ne andò di casa e iniziò a rimettere insieme la sua vita. Terminò gli studi, trovò un lavoro, un altro fidanzato e chiese il divorzio. Fino alla sera del 16 aprile 2011, giorno in cui la vita di Valentina cambiò radicalmente.

Manuel le telefonò perché voleva consegnarle le carte del divorzio firmate. Arrivò a casa di lui. Entrò. Davanti a lei il ragazzo, che con un gesto rapido le gettò della benzina sul volto e sul corpo, guardandola negli occhi, e poi le diede fuoco. Valentina iniziò a bruciare in quella stanza quasi vuota, percepiva il dolore salire fino al viso e, avvolta dalle fiamme, sentiva la voce di Manuel che le chiedeva scusa, ma che, nonostante ciò, non faceva niente per fermare la situazione. Mentre Manuel morì tra le fiamme da lui stesso causate, Valentina continuò a bruciare fino all’intervento dei Vigili del Fuoco.

Valentina si è salvata da questa esperienza orribile che però ha lasciato dei segni indelebili sulla sua pelle. 

La mattina del 20 novembre, nella sala Pietro da Cemmo gremita di studenti di diverse scuole superiori, durante tutto il racconto ha regnato un silenzio surreale che è diventato quasi assordante a causa dell’accavallarsi dei pensieri nelle teste di ciascuno di noi. 

Nessuno fiatava e quasi a tutti è scesa almeno una lacrima. La voce tremante di Valentina ti arrivava diritta al cuore ed era impossibile distogliere lo sguardo e l’attenzione. 

Si è presentata come una ragazza forte, consapevole di sé e del suo valore, ma questo non l’ha esentata dall’essere presente nella lista sempre più lunga di donne che hanno subito violenza. Ciò significa che questo può succedere a chiunque. Molto spesso si sentono al telegiornale storie di donne o di ragazze stuprate, maltrattate, usate, picchiate e perfino uccise. Ascoltare questa testimonianza dal vivo, sentire il dolore nelle parole di Valentina, vedere i segni di tanta violenza sul volto di una donna, catapulta in una realtà che travolge e che fa riflettere.

Valentina è una Donna con la D maiuscola che è riuscita a sopravvivere “all’inferno”, sia fisicamente che mentalmente, e ora ha la forza di cercare e diffondere giustizia. 

Ha rimarcato più volte come il rispetto e la fiducia stiano alla base di ogni relazione.  

Già alla nostra età si possono presentare delle storie d’amore non sane, in cui si confonde l’eccessiva gelosia come l’unica vera forma di interesse. Il possesso non è amore in quanto porta solo sofferenza e a danni irreparabili. Proprio per questo, Valentina ci ha spronate a stare attente ai piccoli “campanelli d’allarme” che solo apparentemente ci sembrano innocui ed effimeri. 

La sua forza e determinazione non le permettono di cedere allo sconforto e questo le fa molto onore. 

Crede in sé stessa, negli altri e lotta duramente per sostenere in concreto, con i fatti, la sua lotta contro la violenza sulle donne. Soprattutto, crede ancora nell’amore, “nelle farfalle nello stomaco” e negli uomini. 

Valentina ha suscitato in noi una forte ammirazione e una profonda stima, ma soprattutto il desiderio che la cultura del rispetto trionfi. Purtroppo, viviamo in una società dove si insegna alle donne a difendersi dallo stupro, invece di insegnare agli uomini a non stuprare le donne. Coltiviamo nell’animo la speranza che un giorno tutto ciò possa finire, perché l’amore è un bacio, non un pugno. Le donne sono forti e devono dimostrarlo come ha fatto Valentina, non devono farsi abbattere e, cosa fondamentale, devono essere coese tra loro nei momenti di difficoltà. 

Grazie Valentina! 

Martina Fugazzola 3D liceo linguistico


14 dicembre 2019