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Violenza sulle donne: noi la combattiamo!

Alcune classi quarte e quinte dell’IIS “Racchetti – da Vinci” di Crema hanno partecipato durante il mese di novembre a un progetto contro la violenza sulle donne, nell’ambito del Festival organizzato dal nostro Comune, articolato in due parti: una conferenza dal titolo Donne vittime di violenza con le rappresentanti dell’Associazionedonne contro la violenza e l’avvocato Maria Virgilio, docente di diritto penale dell’Università di Bologna, tenutasi presso la sede cremasca dell’Università degli Studi di Milano, seguita da un dibattito sulle tematiche in questione; e una rappresentazione teatrale volta a sensibilizzare le coscienze di noi giovani studenti presso il teatro san Domenico. 

Il primo incontro è stato introdotto dal sindaco Stefania Bonaldi, che ha sottolineato quanto la violenza di genere non sia affatto un tema esclusivamente femminile, ma sia un più vasto problema sociale, poiché è la mancata ricezione e assimilazione di una cultura del rispetto e delle pari opportunità a non consentire alle donne di esprimersi in tutte le loro prerogative e potenzialità. Gli interventi successivi hanno avuto come filo conduttore la discussione su due casi che hanno segnato una svolta legislativa nella giurisprudenza relativa alla violenza di genere, seppure molto distanti tra loro nel tempo e nelle modalità.  

L’avvocato Virgilio è stata infatti protagonista di una vicenda giudiziaria che ha permesso alla legislazione italiana di aprire gli occhi sulla violenza di genere, segnando una svolta epocale nella storia della tutela delle donne, non ancora del tutto raggiunta a causa di una cultura ancora più o meno velatamente misogina. Ha infatti discusso un caso di molestie sessuali occorso presso la casa di riposo di Trigolo negli anni Novanta, tappa decisiva della battaglia che le donne italiane ancora stanno combattendo per il diritto alla loro dignità, anche nei posti di lavoro. Sette giovani ausiliarie dipendenti della “Milanesi e Frosi” denunciarono infatti l’allora direttore dando inizio ad un lungo e doloroso iter processuale che dall’aprile 1993 terminò solo due anni dopo in Cassazione con sentenza di condanna per un reato che, fino ad allora, era considerato non contro la persona ma contro la morale. 

Altro caso che ha fatto la storia, narrato dalla counsellor Chiara Canesi e commentato dalla psicologa Chiara Uberti, è la tragica scomparsa di Carolina Picchio, morta suicida a causa della pubblicazione di un video sui social, nel quale i suoi “amici” le chiedevano prestazioni sessuali, mai compiute, mentre la giovane era in stato d’ebrezza: fu proprio la drammatica morte della ragazza a convincere la legge italiana a formulare leggi contro il cyberbullismo, uno dei grandi mali del nostro tempo. 

Forte il messaggio trasmesso, basato sulla necessità di coinvolgere i giovani senza i quali non sussisterebbe la speranza di un profondo cambiamento, attraverso la descrizione dei diversi tipi di violenza, dalla svalutazione all’isolamento, dal controllo alle minacce, dagli impedimenti alla violenza psicologica, da quella assistita alla fisica per giungere infine alla nuova categoria della violenza spirituale, che implica il non accettare, da parte dell’uomo, le cose care alla donna, come il credo religioso o la famiglia d’origine. Si è poi sottolineato come la recente crisi economica può essere considerata un fattore della violenza sulle donne, poiché il maschio, sentendosi estraniato dalla società, non riesce ad accettare la libertà della sua compagna, rifiutando di dipendere da lei, se costei ha un lavoro, o di permetterle di emanciparsi. 

Lo spettacolo teatrale Libertà ti ho visto ha invece mostrato il confronto fra una delle donne difese dall’avvocato Virgilio nel caso citato, Nina, donna dei nostri giorni, e la filosofa Ipazia: la prima ebbe il coraggio di denunciare le violenze subite; la seconda, messa di fronte all’ostilità del vescovo Cirillo, fu scorticata viva con delle conchiglie. Entrambe le donne erano sostenute da Gaia, una figura personificante Gea, la Madre Terra, nonché allegoria femminile rappresentante tutte le donne presenti e passate, il cui ricordo non verrà mai cancellato. Esse sono un ancora oggi un esempio di volontà e coraggio per tutte le donne che siano pronte a combattere con fierezza e determinazione per la propria dignità.

Entrambe le parti del progetto hanno messo in evidenza quanto le donne debbano ancora lottare in tutto il mondo per i propri diritti, cercando di proteggersi dal male insito nella disparità di genere. Il processo, se consideriamo il numero dei femminicidi, 73 donne uccise in Italia dall’inizio del 2019, sarà ancora molto lungo e le donne non si fermeranno fino a quando tutte non avranno avuto la possibilità di godere dei diritti spettanti loro in quanto esseri umani. Non una di più e non una di meno. Noi uomini compresi.

Fabio Massimo Marzano 

IV H liceo linguistico

14 dicembre 2019